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Trebisacce/ "Chidichimo", chiusa l'Utic PDF E-mail
Scritto da Pino La Rocca   
Lunedì 06 Febbraio 2012 20:08

TREBISACCE Sindaci in rivolta per la difesa dell’ospedale “G. Chidichimo” di cui ieri mattina, con la chiusura dell’Utic, è iniziato praticamente lo smantellamento ed il processo di riconversione in Casa della Salute nonostante le tante iniziative messe in campo per tentare di portare alla ragione i responsabili della sanità. Gli stessi sindaci ed i rappresentanti politici del Comprensorio, datisi appuntamento ieri mattina presso l’ospedale insieme ai consiglieri provinciali della zona Ranù, Mundo e Melfi ed al consigliere regionale Mario Franchino per un’azione “simbolica” di contrasto alla chiusura dell’Utic, pur rendendosi conto dell’esigenza di ridurre i costi della sanità, ce l’hanno in particolare con il DG Scarpelli che, contravvenendo agli impegni assunti con loro nel corso dell’ultimo incontro, si sarebbe dimostrato molto solerte, anticipando addirittura i tempi, nel redigere l’ordine di servizio con cui ha praticamente chiuso l’Utic e disposto la non ricevibilità dei pazienti, mentre continua a guardarsi bene dal fare altrettanto nei confronti di altre strutture sanitarie a noi vicine i cui Reparti, stando a quanto prevede lo stesso Piano di Rientro, dovrebbero essere accorpati per le stesse ragioni di economicità. Sorge a si rafforza allora, secondo quanto gli stessi sindaci hanno affermato, il sospetto che si vogliano fare…figli e figliastri e che si voglia fare, politicamente parlando, i forti con i deboli. Ieri mattina però all’ospedale non è arrivato alcun interlocutore con cui sfogarsi e  con cui dialogare, per cui i sindaci ed i referenti politici della zona, giunti puntali al “Chidichimo” nonostante l’imperversare del maltempo, hanno concordato e inviato al direttore generale dell’Asp Scarpelli ed al direttore generale dell’assessorato regionale alla sanità Scaffidi un fonogramma col quale hanno chiesto il rinvio di ogni provvedimento di chiusura e un incontro urgente: «A seguito dell’incontro odierno presso il P.O. di Trebisacce – si legge nel testo del fonogramma – i sindaci del Distretto, il consigliere regionale Franchino, i consiglieri provinciali Mundo, Ranù e Melfi e le Associazioni, chiedono alle SS.LL. di rinviare ogni provvedimento assunto, in attesa di un ulteriore incontro presso il tavolo tecnico, per approfondimenti e chiarimenti in merito». Al di là comunque della volontà di proseguire con la concertazione, era evidente nei rappresentanti politici, negli operatori sanitari e nei rappresentanti delle associazioni, una forte delusione per l’ostinazione con cui i vertici della sanità perseguono l’obiettivo di cancellare per le popolazioni dell’Alto Jonio ogni garanzia sanitaria, ignorando tutte le sollecitazioni dei referenti politici e sottovalutando completamente i rischi a cui vengono esposti i cittadini e le stesse responsabilità di natura amministrativa ma anche penale a cui si espone chi non garantisce alle popolazioni locali i livelli minimi di assistenza. Per tutti ha parlato il sindaco di Trebisacce Bianchi che pure si era distinto per la propensione al dialogo ed alla mediazione istituzionale: «Chi deciderà di chiudere il tavolo della concertazione - ha detto Bianchi anticipando un prossimo viaggio a Roma per essere ricevuto insieme ad una delegazione di sindaci dall’On. Leoluca Orlando e minacciando di farsi promotore della secessione dalla Calabria - se ne assumerà la responsabilità e ci darà l’alibi per intraprendere altre strade». Intanto da ieri, senza aver reso alcuna informazione all’opinione pubblica, l’Utic di Trebisacce è chiusa e non può più accettare ricoveri.

Pino La Rocca

 
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