| Sanità, confronto tra sindaci e rappresentanti politici dell'Alto Jonio |
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| Scritto da Pino La Rocca |
| Domenica 05 Febbraio 2012 18:30 |
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TREBISACCE Nessuna azione eclatante e niente barricate, ma coinvolgimento e sensibilizzazione delle popolazioni e reiterazione della concertazione istituzionale per tenere alta l’attenzione sul destino dell’ospedale nel tentativo di… salvare il salvabile dei servizi sanitari. Questo l’accordo raggiunto al termine di un lungo e, a tratti, spigoloso confronto da parte dei sindaci e dei rappresentanti politici dell’Alto Jonio, convocati ieri dal consigliere regionale Mario Franchino per concordare un’azione condivisa in vista della chiusura dell’Utic prevista a partire da domani 6 febbraio e dell’avvio della fase di riconversione del “Chidichimo” in Casa della Salute, un istituto, questo, dai contorni ancora molto nebulosi, che dovrà prendere il posto dell’Ospedale. All’incontro, coordinato dal presidente della Comunità Montana Pietro Groia, erano presenti tutti i 17 sindaci del Comprensorio, tanti amministratori comunali, i consiglieri provinciali Melfi, Mundo e Ranù ed i consiglieri regionali Gallo e Franchino, tutti interessati a capire che cos’è in realtà una Casa della Salute.
A fare chiarezza sulla differenza sostanziale tra Ospedale e Casa della Salute e quindi a sgombrare subito il campo dall’equivoco è bastato leggere la lettera dei 26 medici del “Chidichimo” (link) con la quale i sanitari declinano ogni responsabilità personale per il venir meno delle garanzie sanitarie in danno delle popolazioni. Si è trattato di un incontro abbastanza sofferto che, visto il momento delicato, è stato vissuto da tutti con grande consapevolezza ma con un approccio molto diversificato. Tutti d’accordo infatti sull’esigenza di rimanere uniti come territorio per continuare la lotta in difesa del diritto alla salute dei cittadini, ma con strategie diverse tra chi, come il sindaco di Trebisacce Bianchi, invitava a rompere il tavolo concertativo, a dare voce alla piazza e addirittura a riprendere l’ipotesi della secessione dalla Calabria e chi invece, come Franchino, Gallo, Melfi, Mundo, Ranù e altri sindaci intervenuti nel dibattito (Gaudio, Santagada, Valente, Ciminelli, Durso, Cosentino, Aurelio, Tursi…) che invece, pur dichiarandosi delusi per la piega presa dagli eventi e attribuendo alla solita geo-politica gran parte delle decisioni adottate dai vertici aziendali nei confronti dell’Alto Jonio, hanno sostenuto la necessità di operare su entrambi i fronti: coinvolgere e sensibilizzare le popolazioni sul rischio della desertificazione sanitaria del territorio, ma proseguire ostinatamente, rimanendo fortemente uniti, con il confronto istituzionale per cercare di portare alla ragione i responsabili della sanità calabrese. Al termine dei lavori è prevalsa questa tesi e, considerata la ristrettezza dei tempi e l’impossibilità di convocare i consigli comunali congiunti, tutti i presenti, con i sindaci con la fascia tricolore in testa, si sono dati appuntamento per domani mattina alle 8.30 presso l’Ospedale per un’azione simbolica di contrasto alla chiusura dell’Utic, considerata da tutti un danno irreversibile per la tutela dell’emergenza-urgenza. Intanto c’è da segnalare l’ennesimo caso di grave rischio sanitario verificatosi ieri sera che conferma il calvario degli utenti della nostra sanità: un paziente di circa 50 anni, affetto da tempo da patologia tumorale, in preda a forti dolori di testa, si sarebbe rivolto al Pronto Soccorso di Corigliano. Qui i sanitari, considerato che è ancora rotta la Tac, lo hanno dirottato alla Tac del “Chidichimo”, ma non con l’Ambulanza bensì ma a bordo dell’auto condotta dal figlio. Qui i sanitari gli hanno riscontrato un grave ematoma a livello cerebrale, per cui ne hanno dovuto disporre il trasferimento con l’Ambulanza presso l’ospedale “Campagna” di Corigliano. Altro che sanità d’eccellenza! Pino La Rocca |



