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Rossano/ OFFERTA DEL CERO VOTIVO A MARIA ACHIROPITA PDF E-mail
Scritto da Francesco Filareto - Sindaco per Rossano   
Venerdì 13 Agosto 2010 17:34
OFFERTA DEL CERO VOTIVO A MARIA ACHIROPITA  PATRONA E CUORE DELL’ IDENTITA’ DI ROSSANO  E DELL’ARCIDIOCESI DI ROSSANO – CARIATI  13 AGOSTO 2010
 

SALUTO   di   FRANCESCO   FILARETO,   SINDACO   di   ROSSANO.

  Eccellenza reverendissima, mons. Santo Marcianò, Arcivescovo di Rossano-Cariati,

   Reverendi Presbiteri  e  Diaconi   di  Rossano   e   dell’Arcidiocesi,

   Colleghi Sindaci, Amministratori, Amici, Concittadini, Ospiti,

 

porto a ciascuno di Voi e a tutti Voi il saluto cordiale, deferente, amicale dell’Amministrazione Comunale e dell’intera Comunità Civile di Rossano.

 
 

   Riesprimo l’apprezzamento e la condivisione per la bella e significativa iniziativa odierna della  donazione  del  cero  votivo  a  MARIA,  la Madre di  Dio,   che a Rossano si venera con il titolo di  ACHIROPITA  e  della quale,  da 4 anniè stata istituita  la   Festa  Patronale  Diocesana.

 

   Giornata importante è questa, nella quale l’autorità religiosa e le autorità civili, l’Arcidiocesi, la città di Rossano e i 18 Municipi del Territorio ripropongono, con gioia e rinnovata convinzione, che  l’identità  e  il senso dell’appartenenza  comuni  hanno come centro gravitazionale il  culto  mariano dell’Achiropita.

 

   Il culto e la venerazione di Maria, proclamata la Madre di Dio, iniziano con il 3° Concilio Ecumenico, che si tenne, nel 431, ad Efeso, sotto il Papa Celestino I e l’imperatore Teodosio il Giovane.

   Allora fu dichiarata eresia la dottrina di Nestorio di Antiochia, che negava la maternità divina della Madonna, riconosciuta madre dell’uomo, ma non di Dio. Viceversa, si affermò la dottrina ortodossa di Cirillo, Vescovo di Alessandria, che riconosceva a Maria il titolo di “ Dei Genitrix ”   o   QeotokoV ” (Thetòcos)   o    Mhthr  Qeou ” (Mèter Theù),   ossia   la Madre di Dio:

di questo titolo restano tracce nelle lettere  “ Q”  e  “S  ”, l’iniziale e la finale di “QeotokoV ”, scritte in alto dell’icona Achiropita sulla sinistra del Bambino e,   nelle lettere “ MR ”,  e  “ QU ”  di  “ Mhthr Qeou ”,  riportate sul lato sinistro di tutte le icone mariane bizantine. E da allora, accanto alla centralità di Cristo, il Lògos, e della Trinità, si consolida il ruolo di mediatrice di salvezza di Maria (Maria ), figlia e Madre di Dio, che si diffonde rapidamente tra le Comunità Cristiane del Mediterraneo e dell’Europa.

 

   Il culto e la venerazione di Maria arrivano, ben presto, anche in questo nostro territorio e a Rossano, dove il Cristianesimo è presente almeno dal sec. IV, tra il 313, anno dell’Editto di Milano dell’imperatore Costantino, e il 380, anno del trionfo del Cristianesimo sul Paganesimo ad opera dell’Imperatore Teodosio (Editto Tessalonica): un’ epigrafe su marmo, rinvenuta in località Frasso/Amarelli, testimonia la presenza di una comunità di Cristiani qui da noi già nel IV sec.

  

   Quando si diffonde il culto mariano in questa città e in questo comprensorio, allo stato della ricerca e degli studi, è molto difficile stabilirlo.  

   E’ più che probabile che il culto e la venerazione di Maria vengano introdotti dai Bizantini, all’indomani della guerra greco-gotica e della conquista di Rossano (535-553).

   La tradizione, infatti, vuole che l’icona di Maria Achiropita risalga al 580-582, legata alla nota vicenda del monaco Efrem e dell’Imperatore bizantino Maurizio. Nello stesso secolo, poco dopo il 597, Rossano diventa la sede Vescovile del territorio della Sibaritide e prende il posto di Copia Thuri.

 

   Sappiamo, con certezza, dal “ Bìos ”, dalla “ Vita di S. Nilo ”, scritta da San Bartolomeo, che, nel sec. X, il secolo d’oro di Rossano , quando la nostra città era la capitale del dominio bizantino in Italia e  una delle città più importanti del Mezzogiorno, la Cattedrale (Kaqolikh  Ekklhsia”,     Catholiché Ecclesìa) o Chiesa Grande (“ Megalh  Ekklhsia ”, Megàle Ecclesìa)   è consacrata a Maria, quale Casa della Madre di Dio (OikoV  Qeotokou , òicos Theotocu).

  

   L’immagine di Maria è rappresentata da un’icona (“ eikona”, eicòna), un’opera pittorica policroma, un affresco parietale, un documento figurativo, che è il cuore spirituale della “Casa Comune ” della città.

 

   Quella dei Rossanesi, dunque, è una religiosità fortemente connotata al femminile, materna, rassicurante, tenera, protettiva. Maria, la Mediatrice tra l’uomo e Dio, “Vergine Madre, figlia del tuo figlio” (Dante, Paradiso, C. XXXIII w. 1), Mistero che si intreccia con il Mistero del Cristo-Dio che si fa Cristo-uomo per redimere gli uomini con la testimonianza e la condivisione !

  Un paradosso !  Una sfida alla ragione, alla filosofia, alla scienza ! 

Un paradosso, una sfida, ma anche una fede, fatta di speranza e di convinzione tenace, che ha orientato la mentalità individuale e collettiva  per tanti secoli.  

   Un valore religioso e umanistico, escatologico e terreno.

Un valore meta-storico, perché universale e duraturo, nonostante il mutare degli uomini.   Un valore anche storico, ossia speculare delle attese e delle inquietudini degli uomini  nella storia.

 

   Maria, durante l’Età Bizantina e nei secoli successivi,  assume ben 16 diversi titoli onorifici (“ titula  hornantia ”), che la caratterizzano secondo la ricca teologia e la significativa simbologia bizantina:

oltre alle richiamate due denominazioni di “h QeotokoV” o “ h Mhthr Qeou”,  la Madre di Dio ha i seguenti altri titoli, che ricordo perché possano ridiventare patrimonio comune:  

 

3°)  “ h   Despoia   hmwn   QeotokoV”   (e Déspoia emòn Theotòcos),    la  

     nostra Signora  Madre di Dio

4°)  “ h  AeiparJenoV  Maria”  (e Aeipàrthenos Marìa), la sempre Vergine

     Maria;

5°) “ h  Dunasteia”  (e Dynastéia),  Colei che garantisce la protezione ;

6°) “ h  BohJeia”   (e Boétheia),   Colei  che assicura  l’ aiuto ;

7°) “h  Gunh  porfuroforoV”  (e Guné porfyrofòros),  la  Signora   vestita 

     di rosso-porpora;

8°) “ h  UperagnoV  QeotokoV” (e Ypèraghnos Theotòcos),   l’ Immacolata 

     Madre di Dio;

9°) “ h  Paidagogh”   (e Paidagoghé),  la  Guida   o   la  Conduttrice   l’

     Educatrice dei fanciulli, dei giovani;

10°) “ h  ProstatiV”  (e Prostàtis),  la Protettrice, Colei che soccorre;

11°) h  Agia  Eirhnh  (e Aghìa Eiréne),  la Santa  (Maria dellaPace .

 

   Tutti i suddetti 11 titoli di Maria sono esplicitamente ricordati da S. Bartolomeo di Rossano (980/81-1055) nelBioV” (Bìos), ossia nella “ Vita di S. Nilo ” (1030-1040), che è il capolavoro dell’agiografia greco-bizantina e l’opera storica più significativa della sua epoca.

  

   Successivamente  compaiono altre cinque denominazioni di Maria, destinatea rimanere nella memoria collettiva del popolo di Rossano, rappresentate da una specifica iconografia, che è, nello stesso tempo, teologia ed arte:

 

12°)  “ h  Panagia”   (e Panaghìa),   la Tutta Santa  ( Santissima ),   che 

      dà  il suo  nome  all’ omonimo  Oratorio  monastico  (sec. X-XI),  ubicato

      sotto l’Episcopio, nel quartiere della  Piazza del Commercio o Piazzetta;

 

13°)  “ h   Odhghtria”  (e Odeghétria),  l’ Odigìtria,  ossia    Colei  che 

      guida ( sulla Via  che conduce  alla Vita  e  alla Verità ),   che è  il

      nome  dell’affresco  parietale superstite del famoso  Oratorio  monastico

      del  S. Marco (sec. IX-X);
 

 14°) “ h  nea   Odhghtria” (e nea Odeghétria),  la   nuova    Odigìtria (per

      distinguerla  dal  prototipo conservato a Bisanzio  ovvero  dalla “vecchia”

      conservata a Rossano ),  alla quale  S. Bartolomeo da Simari consacra la

      Chiesa e il Monastero da lui rifondati,  meglio noti con i nomi di  “ Patìr ” 

      o “ Patìre ”  o  “ Patirion ”;  una seconda “nuova Odigìtria”,  meglio nota

      come  la  Madonna  di  Costantinopoli,  risalente al sec. XVI-XVII, si trova 

      nella Chiesa dell’ex  Monastero dei Cappuccini.

 

15°) Un 15° titolo è stato aggiunto, da quattro anni, da S. E. Mons. Santo  

      Marcianò, che ha definito l’ Achiropita  la “ Vergine della Bellezza”.

      La Bellezza dell’Achiropita è l’immagine visibile del Bene morale   e  

      della Verità, unica definitiva di Dio.
 

16°)  E,  infine,  il  titolo  più  importante, affermatosi negli ultimi dieci secoli,

      è “ h Aceiropoihth”  (e Acheiropòiete),   la  Madonna  Achiropìta

      così  denominata  perché  la  sua  icona,  che è un af-fresco parietale,  è    

      ritenuta  “ fatta   non  da  mano  umana ”,  ossia ispirata e dettata all’   

      artista-pittore da  Maria,  perciò manifestazione  del Vero  e del Bene  nel
      Bello.
   

   Il titolo onorifico di  Achiropìta, che è la sintesi unitaria di tutti gli altri titoli onorifici sopra ricordati, designa la nuova e attuale Cattedrale di Rossano, fatta edificare dal re dei Normanni, Roberto d’Altavilla, all’ indomani della conquista della città (1059-1060) e dell’Italia Meridionale continentale (1068-1071), quale segno visibile di novità e discontinuità con il recente passato greco-bizantino, riutilizzando un precedente Oratorio monastico, che ha avuto due fondazioni, una al tempo del monaco Efrem (nel 580 ca., come attesta la tradizione), l’altra tra l’VIII e il IX secolo. 

   La pittura parietale a fresco della  Madre di Dio  Achiropìta, pur menzionata per la prima volta nella seconda metà del sec. XI, risale ad alcuni secoli prima. La tradizione la data alla fine del sec. VI, intorno al 580-2,  e la collega all’incontro tra l’eremita Efrem e il principe bizantino Maurizio; questa ipotesi, in passato sbrigativamente ritenuta erronea, ha ripreso credibilità alla luce dei recenti studi sull’affresco (analisi stratigrafiche e micro-prelievi), sotto il quale sono stati rinvenuti i resti di un più antico affresco, che potrebbe aver fatto parte di un ciclo parietale e risalire a quell’epoca.

   L’attuale venerata immagine dell’Achiropita risale probabilmente al sec. VIII, ossia al tempo della  “ iconoclastìa ” (la cruenta politica degli imperatori di Bisanzio a danno di coloro che producono e adorano le icone sacre)  e della resistenza da parte di quanti difendono il valore simbolico e teologico delle immagini sacre, e potrebbe essere una figura “ridipinta”.

 

   Da allora, e fino ad oggi, la storia della Chiesa e della città di Rossano viene incardinata e incentrata sull’ icona dell’ Achiropita, che non è una qualsiasi opera pittorica policrima, sia pure di straordinaria bellezza. Viceversa, essa è l’ immagine rivelatrice della Madre di Dio, e, perciò, è la mediatrice di salvezza, è il simbolo più alto della donna che dà la vita, è il cuore spirituale e vitale di riferimento della religiosità e della cultura dei Rossanesi, i quali , nella devozione e nel fascino misterioso della sacra pittura, trovano ancora il senso dell’identità, l’orgoglio dell’appartenenza, l’elemento di coesione e di unità.

 

   Un amore devozionale così forte e autentico da resistere al trascorrere di tantissimi secoli, che, viceversa, hanno storicizzato e relativizzato tutto.

   Un fatto razionalmente e scientificamente inspiegabile. Un fatto che ha il sapore magico del mistero e che solo la fede comprende e giustifica.

   Un fatto che, ancora oggi, sa stimolare anche quanti sono in viaggio e si interrogano sul senso religioso dell’esistenza e sul progetto di vita.

  

     In controtendenza alle spinte disgregatrici, alla crisi profonda e alla deriva delle coscienze nell’attuale momento storico, “difficile, pesante, drammatico per certi versi” (Edoardo Patriarca, Segretario del Comitato organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani, che si terranno a Reggio Calabria nel prossimo ottobre), la Chiesa diocesana, attraverso il suo prestigioso Pastore, mons. Santo Marcianò, proclamando la Madonna Achiropita unica Protettrice di tutta l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati e rinnovando così la religiosità mariana, si fa “scuotitrice di dormienti” e ci richiama a tenere fermi principi morali e codici di comportamento, oggi più che mai irrinunciabili.

   Mi riferisco, in particolare, ai valori dell’unità e della coesione sociale, dell’identità originale e dell’appartenenza, del ritrovarsi in sensibilità e aspirazioni condivise, del sentirsi parte integrante di un sistema territoriale.   

   Mi riferisco anche alla ricerca tenace delle ragioni e dei sentimenti che uniscono, all’etica della responsabilità e dell’onestà personale, alla centralità dell’ interesse generale e del bene comune, al dare credito e fiducia a quanti, con la propria coerente e coraggiosa testimonianza di vita nell’impegno sociale, sanno orientare la coscienza individuale e collettiva e sanno “costruire percorsi nuovi di speranza”.

 

   Esprimo l’auspicio che tutti noi, autorità religiose e civili, in condivisione e concordia, ci adoperiamo, al massimo e al meglio, per diffondere e valorizzare la conoscenza e l’amore per l’ Achiropìta, alla quale è consacrata l’intera Arcidiocesi.

 

  Esprimo, altresì, l’auspicio che il culto e la venerazione dell’Achiropita, la spiritualità e la civiltà greco-bizantina, identità delle nostre popolazioni, grande risorsa valoriale ed economica, possano fare del Territorio del Nord-Est della Calabria un punto di riferimento delle culture e delle religiosità del Mediterraneo,  un crocevia  e  una sintesi tra l’Oriente greco-bizantino  e  l’Occidente latino-cattolico.

 
 

   Manifestiamo, ancora una volta, la più sincera gratitudine, per la loro sensibilità e lungimiranza, a S. E. l’Arcivescovo Santo Marcianò e a tutto il Presbiterio Diocesano per aver voluto proclamare l’ Achiropita Patrona dell’intera Arcidiocesi di Rossano-Cariati.

 

     E noi, oggi, ri-esprimiamo l’apprezzamento e la condivisione delle popolazioni del comprensorio per quella scelta illuminata, che sta contribuendo a unire il territorio in una comune visione di ampie prospettive.

 
 

   Noi Sindaco di Rossano e noi Sindaci dell’Arcidiocesi siamo  onorati di partecipare all’odierna celebrazione in onore della Madre di Dio, rinnoviamo stasera l’affetto, forte e sentito, verso l’Achiropita, alla quale è consacrata, da 15 secoli Rossano, e, per il quarto anno, anche l’intera Arcidiocesi, e  siamo lieti di offrire a Lei, a nome delle nostre comunità amministrate, un cero votivo, quale segno di amore e di devozione filiali alla Madonna Achiropita.

 
 

Letta nella Cattedrale di Rossano   il 13 Agosto 2010.

                                                                        
                                                                                       Francesco   Filareto
                                                         Sindaco per   Rossano
 
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