Home - Cronache - Alto Jonio - Trebisacce/ Incidente ferroviario Domenica 05 Febbraio 2012
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Trebisacce/ Incidente ferroviario E-mail
Scritto da Pino La Rocca   
Martedì 31 Agosto 2010 23:23
TREBISACCE Solo una tragica fatalità o una serie di negatività legate alla solita inadeguatezza dei servizi determinata da inadempienze e responsabilità ben precise? E’ quello su cui ci si interroga in presenza dell’ennesimo incidente, questa volta ferroviario, che è costato la vita alla povera Dorina, cittadina rumena ormai comunitaria, venuta in Italia in cerca di lavoro e di dignità e morta sul marciapiedi della stazione di Trebisacce in una pozza di sangue prima che sul posto arrivasse l’ambulanza del 118. Sulla dinamica dei fatti, sulle eventuali responsabilità che hanno determinato l’incidente e sui ritardi con cui sono arrivati i soccorsi, certamente farà luce l’indagine avviata dagli inquirenti e dalle Forze dell’Ordine, ma quello che appare certo, e che deve far riflettere, è che in una stazione del centro-nord, dove transitano treni di nuova generazione, le indiscutibili negatività della linea ferroviaria jonica, che hanno reso fatale la probabile distrazione della povera rumena, non si sarebbero verificate e, se anche ciò fosse avvenuto, la tempestività dei soccorsi avrebbe evitato che la tragedia si consumasse. Sì, in realtà la povera rumena, in un treno costituito da sole tre carrozze, affollato come sempre e alle prese con una serie di bagagli fatti di buste, di borse e di borsoni, si è distratta e, per scendere dal treno, ha aperto lo sportello dal lato sbagliato, sottraendosi così al controllo del capo-treno che, avendo constatato che le discesa e la salita dei passeggeri era stata completata, ha dato il via libero al treno. Treno che ha prima trascinato e poi travolto e maciullato la povera Dorina che non aveva fatto a tempo a scendere dal treno prima che riprendesse la sua corsa verso Sibari. Fin qui la distrazione da parte della povera donna e la tragica fatalità. Ma come mai, ci si chiede, quello sportello non era bloccato? Come mai il normale meccanismo di blocco degli sportelli non interessati alla salita e alla discesa dei passeggeri era disattivato o, trattandosi di locomotori datati e di vecchia generazione, non era proprio presente? Come mai, ci si chiede ancora, sulla linea Taranto-Sibari, ancora a binario unico ma elettrificata da tempo, circolano ancora i vecchi locomotori diesel invece delle nuove elettromotrici? Interrogativi inquietanti, questi, che lasciano perplessi e senza risposte. E fin qui le abusate disfunzioni della linea jonica, un ramo secco della rete ferroviaria italiana sul quale Trenitalia non investe più in mezzi ed in tecnologie come altrove. Poi ci sono i ritardi con cui sono arrivati i soccorsi: da Cassano, perché il 118 di Trebisacce era impegnato altrove. Ritardi anch’essi legati alla contingenza, ma certamente indegni di un Paese civile. Ritardi che dimostrano come questo lembo di terra, sempre più negletto e abbandonato, sia ormai tagliato fuori dalla civiltà dei servizi, ma che prima o poi troverà la forza per prendere coscienza e per ribellarsi. 
Pino La Rocca
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