
BISIGNANO. Ieri sera la festa per l’amico Giovanni Vuono, che vive al Nord, ma che non dimentica le sue origini. Oggi operatore pubblicitario, ieri studente all’Università di Bologna. Ma la sua storia più recente mette in luce una incredibile ripresa fisica, dopo aver subito un incidente grave che gli ha causato il coma appena sei mesi fa. Giovanni, ha ricevuto a casa della sorella amici e parenti, ma anche le istituzioni, infatti, lo stesso sindaco, Umile Bisignano, ha voluto tributare l’affetto dell’intera comunità. Sono quelle storie vere di vita vissuta, che per chissà quale ragione hanno un lieto fine. Sicuramente la fede del carma, perché Giovanni è di religione Buddista, ha contribuito a dargli quella forza nella ricerca delle qualità interiori, che hanno, assieme all’ottimo lavoro svolto dai medici di Trento, riportato in vita il bisignanese. Lo incontriamo nella festa a lui dedicata e subito si rende disponibile, racconta della sventura di essere stato investito da un automobilista e della vita che sembrava cessasse per il trauma cranico, invece, il risveglio, con le sorelle che lo hanno sempre accudito ininterrottamente. In un momento particolare che vive la città, notizie di questo genere fanno ritrovare lo spirito giusto perché si riprenda quel cammino sociale che unisce e non divide.
A sentire le storie, della sua prima visita in Tibet, dell’attrazione mentale suscitata immediatamente nei confronti del Dalai Lama in esilio, che è riuscito a portare a Bologna, spendendo parte della sua vita a divulgare quella pace interiore che in qualche modo ci contagia restando a fianco a lui. Bisignano, festeggia un amico, un uomo che pur vivendo parte dell’anno in Tibet, ha nel cuore la città da dove è partito, resta fedele anche alle radici che affondano nella religione di Sant’Umile, che rappresentano la base da dove partire per innalzare la propria spiritualità. “Spero che riprenderò integralmente a vedere bene – afferma con serenità Giovanni – chi come me ha subito un incidente del genere, bene che gli è andato è rimasto su una sedia a rotelle, io sono qui che mi muovo autonomamente, anche la mia mente lavora alacremente, quindi mi sento un miracolato come mi definisce la mia famiglia”. Sarà proprio così, ma sconfinando nei ragionamenti ci sembra salire assieme sulle alture tibetane per quei monasteri, gran parte di questi distrutti, purtroppo, dai cinesi, che vogliono annientare una storia, una tradizione, un credo che non avverrà mai. La testimonianza di Giovanni è quella di aver trovato in questa forma di culto la pace, quella che manca a tanti, dando il giusto peso alle cose che succedono quotidianamente, se lo fa anche sulla sua pelle perdonando chi ha provocato l’incidente, ci dà l’opportunità di raccontare una storia che vorremmo fosse l’inizio di un percorso illuminante per tanti che sprecano passivamente la propria esistenza. Auguri Giovanni.