| BISIGNANO/ UNA CITTA’ CHE SOFFRE |
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| Scritto da Ermanno Arcuri |
| Lunedì 09 Agosto 2010 20:39 |
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BISIGNANO. La cittadina di sant’Umile si avvia a pensare ad un sommesso festeggiamento in occasione della ricorrenza di fine agosto in onore del frate francescano da qualche anno santo. E’ una città che soffre e durante l’estate si manifesta più che in altri periodi, sia perché sono sempre meno chi si sposta nelle località balneari a causa del caro vita, sia perché si vive di una serie di contraddizioni che non si riesce a superare. Senza alcun dubbio, ogni affermazione è opinabile, dipende dal punto di vista in cui si affronta il problema, ma Bisignano, si trascina da qualche tempo in un contrasto sociale che aggrega poco e che la politica fa in modo di accentuare, invece che insegnare il contrario. Dicevamo, quindi, una città che soffre, perché non riesce a risolvere problemi atavici che sono di grande importanza, perché si vive con sporadiche iniziative di associazioni locali, senza programmare una serie di appuntamenti, che in altri comuni viciniori fanno fare il pieno di divertimento e di consenso, vedi Luzzi o Acri con le loro notti bianche.
A Bisignano, sino a questo momento la notte è proprio buia, perché i lavori di ripristino al santuario non sono ancora iniziati per fare ritornare la fraternità nella propria dimora, perché si deve andare a pregare il santo nel Centro Com, ma il malessere non si basa solo ed esclusivamente ad un fattore religioso. Infatti, se da un lato si implora la programmazione, dall’altra si vorrebbe che le forme aggregative aumentassero per diventare volano di consolidamento civico al quale si guarda fiduciosi, per una generazione che sappia far meglio di quella attuale che ha tanto da farsi perdonare in tutti i campi. La città langue, aspettando la festa per il suo santo, che la buona decenza imporrebbe solo ed esclusivamente ristretta alla ricorrenza religiosa, anche perché con il santuario con le porte sbarrate c’è poco da festeggiare. Ma la quotidianità di questa città si chiama anche offerta e risorse, che giovani talenti emergenti sono in grado di mettere in campo e che avrebbero bisogno di un assessorato alla cultura che sappia assecondare una strada che porterebbe se non altro ad un risveglio sociale e morale, proprio per superare anche quei pettegolezzi o calunnie di gente che di costruire una società migliore non ne ha neppure il minimo sentore. Si soffre perché la viabilità è quella che è, si soffre perché i trasferimenti statali sono sempre più esigui, si soffre perché non rispettando il patto di stabilità, per garantire i servizi è necessario fare delle scelte ben precise ed oculate tirando la cinghia. Non si vuole generalizzare, ma se c’è gente che vive in uno stato precario in contrada Fria a causa della frana, c’è anche chi non riesce a venire a capo della depurazione che ha causato e causerà ancora tante tensioni. Insomma, al di là delle denunce dei gruppi politici, ciò che si avverte nell’aria è una situazione del tirare a campare, ci si augura di sbagliare su tutta la linea, ma non basteranno soltanto qualche serata all’insegna della buona musica, con gruppi più o meno titolati, per superare l’estate 2010 che avrà il suo picco d’insoddisfazione in autunno, perché solo in quel periodo si desidererà ciò che non si è avuto o non si è fatto. Progettare una città diversa che sappia trovare nelle sue radici profonde la forza di emergere, è il primario obiettivo per un buon governo che fa crescere.
Ermanno Arcuri |


