Home - Attualità - Valle del Crati - BISIGNANO/ ANTICHI MESTIERI COME SI FERRA UNA MUCCA Venerdì 18 Maggio 2012
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BISIGNANO/ ANTICHI MESTIERI COME SI FERRA UNA MUCCA PDF E-mail
Scritto da Ermanno Arcuri   
Giovedì 19 Gennaio 2012 12:43

BISIGNANO. C’era una volta la mucca e l’asinello, si potrebbe intitolare così la riscoperta di antichi mestieri in cui questi animali erano considerati importanti da produrre reddito. Ma il titolo più appropriato ci sembra “l’ortopedico delle mucche”, infatti “mastro Ernesto” da sempre una istituzione nel mondo del ferro, è un cosiddetto “forgiaro” che ancora oggi ferra cavalli, muli, asini e anche le mucche, perché il sistema non è per tutti uguale secondo gli animali. Sono quegli antichi mestieri che sono ormai scomparsi del tutto, è lo stesso mastro Ernesto a dirci che sono così poche le occasioni che diventano degli eventi eccezionali.

A questo evento, abbiamo partecipato documentandone ogni operazione, riconoscendo ad un passato quel sapore amarcord che è insito a tutte le persone che hanno superato almeno il mezzo secolo. I giovani ne hanno sentito parlare, ma non ne conoscono modalità e finalità ed è per questo che Antonio Coschignano, dal vestiario e dai modi “butteri” della prateria grossetana, ci pensa a tenere in piedi una tradizione che si dovrebbe sviluppare in ben altri appuntamenti di promozione del territorio e non solo nostalgici. Così ci troviamo presso la bottega di mastro Ernesto, l’ortopedico che si mette subito a lavoro imbrigliando la mucca in una forma ben strutturata e che ricorda antichi momenti, che dovrà essere ferrata. Una volta che l’animale è impossibilitato a muoversi, comincia la lavorazione della zoccolatura, una per volta, con perfetto manicure delle unghie e poi quel ferro da inchiodare allo zoccolo con maestria che durerà molto più delle stesse scarpe vecchie che siamo abituati a cambiare appena passano di moda. E’ alquanto affascinante seguire questo lavoro proprio nelle vicinanze di un luogo in cui un tempo si sviluppava la fiera di bestiame più importante della zona. Oggi strade ed altri servizi oscurano quelle situazioni che sono tramandate solo dal racconto degli anziani, ma che nessuna testimonianza ne rimane a sostegno di un mondo che evolve anche in provincia così rapidamente in cui si perdono anche valori sani. Ritrovando quel calore umano, sensibilità e collaborazione, è lo stesso Totonno Coschignano a rinverdire tempi lontani che per mastro Ernesto significava fonte di lavoro, mentre oggi diventa passatempo, anzi un gioco, un divertimento da commentare con il sorriso. E allora perché non far diventare tutto questo esperienza per i ragazzi delle scuole? Perché non interessarli agli antichi mestieri? In questo ha tentato più volte l’associazione la Città del Crati, che ha interagito con le scuole proponendo i sarti di un tempo o la liuteria. Bisogna intensificare questi sforzi, anche perché in un momento di così vasta crisi chissà che a salvare l’economia non sono proprio quei mestieri dimenticati troppo frettolosamente. I due amici si lasciano dopo il duro lavoro per ritrovarsi alla prossima ferratura, sarà l’asinello questa volta a fare un pedicure di prima scelta e speriamo possa essere seguito da scolaresche che preferiscono progetti oltre confine, che sono sempre importanti per il futuro, ma dimenticare il passato che senso ha?

Ermanno Arcuri

 
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