| Cassano,problema immigrati - "Chi ha fame non può attendere" |
|
|
| Scritto da Luigi Franzese |
| Martedì 22 Novembre 2011 19:13 |
|
Gli immigrati aumentano di giorno in giorno;le case del centro storico di Cassano e della vicina Marina di Sibari risultano sempre più occupate da questa popolazione che, ad oggi, forse sfiora il numero dei duemila abitanti. Solo mille risiedono a Marina di Sibari. Ma il problema non è solo questo. Come vivranno questi immigrati? Come si sfameranno? Il grido d’allarme arriva da un tour operator della zona che qualche giorno fa, facendo un giro per la Marina ha scorto alcuni immigrati che ficcavano il naso nei cassonetti della spazzatura. In un primo momento l’agente dei viaggi ha pensato che si trattasse di qualcuno che voleva recuperare qualche oggetto ma poi, allibito, ha dovuto constatare che cercavano qualcosa da mangiare. Un ragazzo ha estratto un sacchetto di patatine, ancora pieno, dal cassonetto e le ha mangiate con avidità. A Sibari l’ex parroco Don Lazzaro Lombardi aveva, qualche anno fa, con la collaborazione di alcuni fedeli, istituito un banco della Caritas per la distribuzione di indumenti e generi alimentari, attività che ha avuto molto successo che ha sfamato e vestito numerosi immigrati. “E’ uno scandalo che grida vendetta al cielo!-afferma il tour operator-è questa la carità che viene predicata?Ci auguriamo che il nostro appello giunga anche alle orecchie dei tanti amministratori che prendano a cuore la cosa istituendo non solo a Sibari, ma anche a Cassano, Lauropoli, Marina di Sibari e Doria, un posto di ascolto e di accoglienza, seguendo l’esempio di Don Lazzaro Lombardi. “E’ inconcepibile-tuona il tour operator- che con tutto lo spreco alimentare che fanno le nostre famiglie non si possa racimolare qualche alimento o qualche vestito per questi immigrati che ormai fanno parte integrante del nostro tessuto sociale. Chi ha fame –conclude la nota-non può attendere”. Questo potrebbe essere un primo passo in avanti e da esempio per combattere anche la fame nei paesi del terzo mondo.
|



